Recensioni

Dicono dei The Magik Way:

“C’è un senso melodico arcano che trasborda, che trascende stili e tempi e conferisce un fascino quasi contemplativo ad ogni canzone”. (Gianni Della Cioppa).

“Ogni volta che mi appresto ad ascoltare un album tipicamente tematico, mi assalgono un senso di piacere e sano relax….. oramai la cosa è sempre più rara.
(…) Inizia l’ascolto con sensazioni affascinanti, con una timbrica originale che emana il CD e con una voce che sembra creata ad hoc per comunicare certi stati d’animo oramai sempre più introvabili nelle opere contemporanee. “Curve Sternum” non appartiene a nessun genere musicale e questo oggi e’ uno dei suoi piu’ grandi meriti.  Splendide le ambientazioni e giustamente perseveranti le chitarre. Ci si immerge nelle nebbie e ci si ritrova in silenzio assoluto ai margini del lago. La band, di cui volutamente non voglio conoscere i componenti, è riuscita a concretizzare un “concept” che nel corso del tempo sarà il vero responsabile a porre delle pietre miliari di una musica che, relativamente ai gusti di un pubblico sempre più disattento e demente, rischia quella Agonia che i pochi potranno comprendere ed amare”. (Antonius Rex).

“I The MAGIK WAY orlano senza aghi e senza fili. Tessono vuoti che più pieni non si può”. (Metal Hammer).

“Abbandonatevi alla scoperta del lato più nascosto, oscuro e lontano delle cose. Abbiate il coraggio di varcare la soglia, di affrontare un ascolto che ha in sé i germi di un’iniziazione, di una rinascita che passa dalle parole al suono e viceversa, rimbalzando sulle ritmiche di una taranta che agita i fianchi semicorporei di spettri ancora avviluppati al proprio scheletro. Un viaggio suggestivo, in cui troviamo echi del più luciferino Capossela (giusto a guisa di riferimento) immerso in una dimensione ossessiva e spietata. Una prova per cui il termine neo-folk non è che una delle possibili declinazioni di una commistione di sonorità scarne e cantautorato oscuro e maledetto, magistralmente interpretato da una voce nera come la terra e incandescente come un rogo. Un percorso costellato di marce marziali, di narrazioni orrori fiche e trame acustiche che assumono spesso i toni di una diafana e inquietante processione notturna”. (Paolo Bertazzoni – Classic Rock).

“Un prodotto assolutamente encomiabile che trascende la dimensione meramente musicale, facendosi teatro alchemico e magico, rituale popolare, sussurro arcano e oscuro sibilo che fa propria, oltre a tutto il già detto, una dimensione folk aromatizzata alla zolfo; un vociare esoterico e, per ciò stesso, non accessibile ai più, che si fa musica, rito, preghiera rauca”. (Valerio Fantin – Metallo Italiano).

“Il disco si rivela come una delle uscite più originali degli ultimi tempi, rendendo credibile un accostamento audace, soprattutto per attitudine, alle opere di personaggi quali Mr.Doctor o Malleus”. (Stefano Cavanna – Iyezine).

“Curve Sternum è un lavoro introspettivo, tortuoso e teso, oppressivo e solforoso, in qualche misura “diabolico” e persino minaccioso; il tasso di speculazione ed elucubrazione è molto alto, i musicisti coinvolti non vogliono solo creare musica ma tessere un ordito che vada oltre, che sia concettuale in senso ampio, che possa affiliare accoliti e manipolare la realtà” (Psychotron – Stereoinvaders).

“E’ un viaggio arcano ed ossessivo nell’essenzialità e l’intimismo di una musica destinata ad essere una porta esoterica verso i recessi più intimi dell’animo umano.
“Curve Sternum” è un grande album tra Alchimia e Teatralità, tra Coralità ed Ermetismo”. (Metallus).

“Prendete delle cantilene arpeggiate di basso o di chitarra ribassati, ripetetele nel brano (al massimo cambiate una o due volte), e con un’eventuale batteria, immaginate una voce rabbiosa che parla e che descrive i propri scenari. Non proprio dei brani ambient, dunque, giacché qui c’è un po’ di tastiera ma c’è pochissima elettronica, definiamoli semmai uno sludge particolarmente ridotto all’osso.
E il risultato, non si può negare: ci sta e a me piace proprio. “Curve Sternum” in qualche modo colpisce per le atmosfere sospese della bella opener “I corpi pesanti”, o la malevola filastrocca di “La mano raccoglie”, per non parlare della danza oscura tipo mantra di “You-He-Vau-He”, il tutto con una cura dei mood da canzone a canzone che rendono l’album davvero avvincente, per quanto fuori dagli schemi e non canonico, e che trasformano ogni canzone in un singolo racconto oscuro ma mai troppo pesante e che usa solo questi 3 strumenti e una voce narrante. Notevole”. (Snarl – MetalWave).

“Prog? No. Folk? Già meglio, ma in una miriade di gruppi che fanno black metal e si dichiarano avantgarde, ecco che i The Magik Way posssono davvero essere etichettati come tali”. (Tiziano Marasco – True Metal).